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Colomba pasquale. Livello di difficoltà: vegano con pupa al seguito…

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Chi va piano va sano e lontano.. così si dice. Basterà questo proverbio a giustificare il ritardo con cui posto la mia colomba pasquale? Direi di si, specialmente se si sottintende che il rallentamento è dovuto al carico extra dolcemente avvinghiato alle mie gambe (Gea) e considerando anche che si è trattato di un primissimo esperimento nato sotto il cattivo auspicio del “colomba e panettone sono quasi impossibili da fare in casa, serve la camera di lievitazione”. Figuriamoci se poi si sceglie di provare una variante vegana (quella di ViolaMirtillo), personalizzando la ricetta con l’uso del lievito secco al posto della pasta madre. Un esperimento azzardato, insomma, come piace a me.. e piuttosto lunghetto tra l’altro!

Il risultato, però, è stato soddisfacente.. nonostante la pupa che mi marcava stretto durante le tante ore di preparazione (12 di prima lievitazione e almeno 7-8 della seconda, più i tempi intermedi per la creazione dell’impasto in due fasi). Si, la lievitazione non ha raggiunto il massimo desiderabile (forse per un mia conversione imprecisa tra i due lieviti) e quindi probabilmente la colomba non è risultata così alta e soffice all’interno come speravo.. ma il gusto è stato sorprendente!

Colomba vegana

Da riprovare sicuramente, per me merita un bel 9 su 10!

Ah..ovviamente io ho saltato a piè pari l’inserimento di canditi e simili, preferendo gocce di cioccolato all’interno e glassa al cioccolato fondente come copertura (la più semplice immaginabile: 150 gr di cioccolato fondente sciolto a bagnomaria con 2 cucchiai di latte di mandorla e un cucchiaio di olio evo).

Brioche isolane.. come prepararsi bene alla prova granita!

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Non appena le temperature si alzano quanto basta per dimenticare per la prima volta la giacca in macchina, per me – da buona siciliana – l’aria si impregna magicamente di quel classico profumo d’estate che sa di… salsedine? No, di brioche!

Diciamolo bene: brioscia cu giummo (ciuffo) o col più famoso tuppo che le definisce in qualsiasi ricetta trovata online. A proposito, una piccola nota linguistica: a me la parola tuppo richiama subito l’acconciatura – oggi chic, ieri dimessa – delle donne siciliane d’altri tempi, la classica palletta di capelli raccolti sulla nuca.. il cosiddetto chignon; e in effetti pare che tuppo derivi proprio dal francese tupè.

E parlando di capelli e vanità, qui sappiamo bene che sarebbe l’ora di impegnarsi per la temuta prova costume.. ma la piccola Gea sembra già più golosa di me: quindi, senza tanti sensi di colpa, perché non preoccuparsi soltanto della ben più gradevole prova granita?

Ecco gli ingredienti delle mie brioche col tuppo..senza tuppo per comodità. Non avevo mai osato tentare questa ricetta sacra della pasticceria isolana, ma ultimamente i lievitati mi stuzzicano; così ho spulciato per bene tra le tante ricette online e ho sperimentato la mia versione ideale: semplice da preparare ma soprattutto soffice, senza burro e uova.. più yogurt!Brioche siciliane senza burro e uova

  • 130 g di farina di farro + 140 di farina 0
  • 60 ml di latte di riso
  • 12 g di lievito di birra
  • 100 ml di yogurt al limone (ne ho utilizzato uno dolce)
  • 30 ml di olio evo
  • 30 g di zucchero di canna
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • vaniglia

La preparazione è rapida: basta sciogliere in poco latte tiepido il lievito e aggiungerlo a tutti gli ingredienti (eccetto il sale); io ho utilizzato un robot da cucina e mi sono serviti 8-10 minuti perché l’impasto risultasse liscio e ben incordato, come dicono gli esperti. A questo punto basta aggiungere il sale e impastare ancora un paio di minuti.

Il panetto ottenuto va messo a lievitare per 2-3 ore (coperto con una tovaglietta o della pellicola, perché non si secchi in superficie), finché non avrà raddoppiato il suo volume; a questo punto sarà possibile creare tante palline (le mie erano sui 40-50 grammi ciascuna), posizionarle su una teglia foderata di carta forno e metterle nuovamente a lievitare in frigo tutta la notte ricoperte da pellicola. Al mattino basterà tirar fuori la teglia mezz’ora o poco più prima di infornare le brioche (che dovranno risultare raddoppiate), spennellandole prima con poco latte di riso e malto.

La ricetta da cui ho preso ispirazione non prevedeva la lievitazione notturna, quindi va detto che sarebbe possibile infornare subito (in questo caso dopo aver creato le palline andranno lasciate ancora almeno 30 minuti a lievitare).

La cottura è molto rapida: a 180 gradi per 10-12 minuti il profumo avrà già invaso la cucina.20150331_090531_resized

NB: io ho dimezzato la quantità di zucchero (da 60 grammi a 30) perché preferisco una brioche dal sapore solo leggermente dolce, dato che si presta benissimo ad essere spalmata di marmellata, crema al cioccolato oppure – ancora meglio – a inzupparsi generosamente di gelato o granita.

Pizza revival: l’impasto Bonci a lunga lievitazione

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Ormai ben incamminata sulla via dei temibili -enta, mi trovo a ricordare con nostalgia quei sabato sera tutti troppo uguali – amici/pizza/4chiacchiere – che da ragazza mi facevano sbuffare immaginando le inebrianti uscite tutta vita della grande città.

Molti anni ed amici sono passati, adesso la città è più grande, la famiglia pure, la monotonia inesistente con Gea.. ma qualcosa manca ancora: la pizza del sabato sera!

In effetti, diversamente da quanto accade con i dolci, ho sempre provato una sorta di timore reverenziale nel cimentarmi con la pizza. È quindi arrivato il momento di mettere le mani in pasta, e voglio iniziare con la pizza Bonci di cui ho letto cose meravigliose: alta, soffice, alveolata dentro e croccante fuori.. descrizione da acquolina in bocca. Considerato poi che l’impasto si prepara con pochissimo lievito e lunghissimi tempi di maturazione in frigo e lievitazione in teglia, la pizza risulta anche particolarmente leggera e digeribile.. la soluzione ideale per una piccola fan che riesce ormai a riconoscerla sia oltre i vetri del bancone di un profumato panificio che tra le mani di uno studentello affamato alla fermata della metro.

L’ultima volta che mi sono azzardata a entrare in un panificio la signora che mi precedeva in fila ha volontariamente deciso di farmi passare per prima, commossa – o spaventata? – dall’impazienza di Gea che indicava le teglie fumanti all’urlo di “pitta piiitta piiiiiitta”. Come ignorare tanto entusiasmo?

La ricetta che ho seguito è quella riportata sul sito di Misya: procedimento semplicissimo per cui basta mescolare gli ingredienti con una forchetta e lasciare l’impasto a maturare per 20-24 ore in frigo; a questo punto si tiene a temperatura ambiente un’oretta prima di stenderlo sulle teglie dove dovrà lievitare altre 3-4 ore.

Ho detto “stenderlo”, ma in effetti sarebbe più corretto usare il verbo versare, dato che l’impasto che si ottiene non è il classico panetto sodo che va spianato con le mani o con un mattarello; l’impasto Bonci ha una consistenza molto più fluida e risulta quasi appiccicoso, ma una volta allargato sulla teglia riprenderà a lievitare formando tante bolle che renderanno poi la pizza morbida e leggerissima. PicMonkey Collage (13)

Qui le dosi per una teglia di pizza (ma anche per due, volendo ottenere una pizza meno alta), per il procedimento rimando alla dettagliata spiegazione di Misya:

500 gr di farina 0 (è importante il tipo di farina perché la lievitazione avvenga correttamente)
400 gr di acqua
15 gr di sale
3 gr di lievito di birra
1 cucchiaio di olio
semola q.b. per ripiegare/stendere più facilmente l’impasto

Se la maturazione dell’impasto necessita di un giorno intero (dalle 16 di venerdì alle 14 del sabato + 1 ora a temperatura ambiente e 4 ore di lievitazione in teglia), la cottura è abbastanza rapida: 10 minuti a 250 gradi e altri 10 minuti (o poco di più in base all’altezza della pizza e all’umidità dei condimenti utilizzati) abbassando la temperatura. Il risultato è davvero soddisfacente: amici invitati a testarla contenti e sazi, pizza davvero altissima e soffice, ma soprattutto nessun compromesso tra gusto e digeribilità (non dà la solita fastidiosa sensazione di arsura notturna e non sembra lievitare in pancia!).

Suggerimento: io ho congelato una parte dell’impasto (appena tolto dal frigo, prima della lievitazione in teglia), così sabato prossimo sarà di nuovo pizza revival!