Polpettine micucinodame

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Ultimamente mi capita di pensare più volte al giorno “cavolo, ma dobbiamo di nuovo mangiare?”.

Evidentemente passo troppe ore in cucina.. e vorrei ben vedere poi, visto che la nostra cucina-soggiorno-angologiocodiGea è la stanza in cui viviamo la maggior parte delle ore casalinghe.. Ah, le gioie del bilocale!

In ogni caso, qui il problema reale è che non passano sufficienti ore tra una preparazione dei pasti e l’altra.. e poi, se ci mettiamo in più anche le ore dedicate agli esperimenti per la torta di compleanno della piccolotta, ho proprio la sensazione che le mie mani si stiano lentamente trasformando in spatola e coltello.

Forse è proprio questo il motivo per cui inizio a valutare seriamente la possibilità di introdurre un menu settimanale, un’idea che fino a qualche tempo fa avrei trovato assurda, da maniaci dell’organizzazione.. del tutto inadatta a una che non ama nemmeno prenotare con troppo anticipo la parrucchiera (quella volta all’anno che capita!). Mi alletta, però, la possibilità di incastrare in modo furbo pranzi e cene, usando cioè uno o più ingredienti in più piatti..lavandoli, sbucciandoli, tagliuzzandoli e magari cuocendoli una sola volta! Magari potrei smettere di scervellarmi nel cuore della notte – le gioie dell’allattamento a richiesta! – sulle ricettine sfiziosemasane adatte a papà vegetariano e pupetta più o meno autosvezzante..

Esempio concreto: ieri siamo stati fuori per una cresima e, non sapendo cosa avremmo mangiato, ho preparato per Gea un cous cous di orzo con purea di lenticchie decorticate (cotte con verza, sedano, carote e porri). Le lenticchie e le verdurine avanzate si sono appena trasformate, quasi senza fatica, nelle simpatiche polpettine vegetariane che stanno cuocendo in forno per la cena di stasera.. comodo, no?PicMonkey Collage (3)

Polpettine micucinodame

  • lenticchie decorticate cotte (in questo caso con verdurine)
  • pangrattato condito (il mio ha aglio, prezzemolo, sale e pepe)
  • parmigiano grattugiato
  • poco latte (di riso nel mio caso)
  • amido qb per addensare
  • una manciata di capperi e olive tritati
  • sale e pepe qb

Non ho dosi da specificare perché basta mescolare tutto nelle quantità preferite, lasciandosi guidare dal proprio gusto; l’importante è che l’impasto risulti abbastanza asciutto (e qui, non utilizzando uova, entra in gioco l’amido) per poter formare delle palline sode da mettere in forno (sull’immancabile foglio di carta forno). Io ho formato delle palline piccole e in 10-15 minuti a 180 ° erano già belle dorate.

Di polpettine simili ce ne sono a bizzeffe, ma per me la differenza la fanno i capperi e le olive.. un tocco di sapore in più che si fa proprio notare! Sicuramente da provare con altri legumi o vegetali.. finisce subito nella mia agendina delle ricette da riproporre spesso.

Muffin vegani alla banana con frosting di cioccolato e avocado

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L’idea di approfittare della possibilità di rotolare verso sud per concedere a Gea la prima lunga estate in terra sicula è stata più che mai fortunata: ci siamo risparmiate tanti giorni di pioggia padana e, soprattutto, la noia di settimane chiuse in casa con la malinconia di una bella stagione che quest’anno quassù è stata incapace di decollare.. Davvero un’estate anomala questa. Almeno mitigata, però, dalle tiepide giornate di settembre che hanno accolto il nostro rientro alla base.

I giorni giù sono volati ma le ore sono state finalmente dense.. come piace a me. Stradine che sanno di antico, profumo di limoni e odore di salsedine, passeggiate oziose di quell’ozio buono, panorami con soli rossi a mollo nell’acqua, chiacchiere e sorrisi, abbuffate (e indigestioni) di parenti e amici, fiumi di granita, mari trasparenti e primi passi di piedini “impanati” di sabbia..

Certo, non è tutto idilliaco come il cuore cerca di imprimere nella memoria. Le grandi carenze del mio sud sono note a tutti; le malinconiche incongruenze a pochi; le potenzialità inespresse, invece, sono il rabbioso bentornatoearrivederci di chi ci torna di tanto in tanto.

Facile lamentarsi di strade mal-rattoppate, impossibile non infastidirsi per l’incuria che imbratta di menefreghismo tanti spazi pubblici, inevitabile arrabbiarsi di fronte alla mancanza di rispetto di chi si sente padrone in casa sua in una terra che poi non sa curare. Meno facile non passare per la solita criticona scesa dal nord; così prima che queste righe assumano i toni della polemica, mi fermo per fissare il buon sapore del ricordo di casa.. e stempero l’amarezza rimasta in bocca con una ricettina veloce e dolcissima: muffin vegani alla banana con frosting di cioccolato e avocado.

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Impasto per 5-6 muffin piccoli:

  • una banana ben schiacciata (120 grammi circa)
  • 30 grammi di zucchero di canna
  • 60 g di farina integrale
  • 2 cucchiaini di lievito per dolci
  • 25 grammi di noccioline tritate (o altra frutta secca)
  • 20-30 grammi di latte di riso o mandorle (o quanto risulti sufficiente a rendere cremoso l’impasto)

Per la crema di copertura (simil frosting):

  • mezzo bicchiere di latte di riso o mandorle
  • mezza bustina di preparato bio per budino al cioccolato (oppure miscela di cacao amaro, zucchero e amido)
  • mezzo avocado maturo frullato
  • frutta secca in granella o codette per decorare

Basta mescolare bene gli ingredienti secchi fra loro e aggiungere quelli umidi, aiutandosi con il latte per ottenere una consistenza cremosa. I muffin vanno infornati per circa 30-40 minuti a 180 gradi in forno statico. Per sicurezza, comunque, meglio fare sempre la prova stecchino prima di tirarli fuori.

Il simil frosting (simil perché non prevede alcun formaggio spalmabile, ma il grasso buono dell’avocado) si prepara rapidamente: prima si mescola il preparato in polvere per budino (o la classica miscela faidate di cacao, zucchero e amido) con il latte scelto e si mette sul fuoco, finché non inizia a bollire e addensarsi; infine si unisce all’avocado frullato e si “monta” per qualche minuto con una frusta elettrica.

A questo punto basta lasciar raffreddare tutto e decorare i dolcissimi muffin al cioccolato e avocado.. una delizia!

NB: la copertura di cioccolato potrebbe risultare meno densa della versione più famosa preparata con formaggio/mascarpone, quindi basta un cucchiaino per versarlo sopra i muffin (ma la prossima volta proverò anche con meno latte per ottenere una crema più ferma). Si tratta di un dolce vegano, ma davvero vale la pena di provarlo anche se non si condivide questo tipo di scelta alimentare.

 

Esperimenti da battesimo

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La data dovrebbe essere stata finalmente stabilita: ad agosto faremo il battesimo della piccola e sarà una bella festa in famiglia, visto che le due cuginette saranno battezzate insieme.. L’occasione mi ha dato lo spunto per inventare qualcosa di carino – rigorosamente semplice e facciodame – per i classici confettini. Per celebrare la nascita di Gea avevo scoperto il piacere di ago e filo, facendo qualche art attacck con panno lenci e feltro di mille colori. PicMonkey Collage

Adesso mi ispirano più gli oggettini.. ovviamente non il tipo che sembra nato con la funzione di farsi ricoprire di polvere su qualche mensola sperduta nel salotto degli zii.. Pensavo più a una piccola decorazione per una scatolina o un sacchetto, che magari potesse diventare altro in base alle preferenze di chi la riceve: ciondolino, decoro da appendere a un qualsiasi angolo di casa, alternativa “pallina” per l’albero di Natale, pietra profumata per i cassetti o l’armadio.. boh, tutto ciò che la fantasia può suggerire. Per trovare la soluzione che mi convince di più l’unica è iniziare a giocare già adesso, nei ritagli di tempo, con la pasta di bicarbonato scoperta su Quandofuoripiove. Farla è semplicissimo: 2 PicMonkey Collage (12)tazzine di bicarbonato, 1 tazzina di maizena, 1 tazzina e mezza di acqua. Si mescola tutto e si porta per pochi minuti sul fuoco, in modo che il miscuglio liquido diventi rapidamente cremoso.. fino a quando non inizia a staccarsi dalle pareti del pentolino e si può creare una palletta. Si raccoglie l’impasto in un contenitore e si lascia raffreddare; a quel punto sarà possibile lavorarlo un po’ con le mani.. e scoprire quanto è piacevole al tatto! La consistenza è una goduria: liscia, morbidissima, fresca.. sembra di maneggiare candida neve mischiata a sofficissima panna montata! 🙂 Impossibile non giocherellarci subito..

Ed ecco le prime creazioni, ottenute aggiungendo della polvere colorante all’impasto (niente di artificiale, solo quello che mi trovavo in dispensa: cannella e curry), ricavando le formine con stampini per biscotti e facendo un buchino per eventuali cordini o nastri con uno stuzzicadenti; si sono asciugate all’aria aperta in sole 24-48 ore.La cannella lascia gli oggettini con un ottimo profumo anche da asciutti!

La prossima volta proverò ad aggiungere una goccia di olio essenziale di lavanda..

..tutti al mare!

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Siamo quasi pronti alla fuga dalla città.. che poi proprio città non è, ma fa lo stesso. Qui il caldo in questi giorni ha raggiunto picchi inaspettati, come sempre o troppo o niente!

Dall’oggi al domani siamo passati dal dubbio amletico

 Body si o body no? In estate meglio canottiera o maniche corte sotto i vestitini? Solo con il pagliaccetto non sentirà freschino?

al disperato dato di fatto

Spogliala, presto, le sudano pure i piedi.. lasciala in pannolino.. l’ho lavata 15 minuti fa e già è tutta appiccicosa!

Certo, almeno noi abbiamo la fortuna di poter correre subito a respirare aria mitigata dalla dolce brezza marina, a goderci il sole senza l’odioso effetto sauna, a sguazzare a mollo del fresco mar Tirreno..  quantomeno finché non vengono a farci visita i soliti 3 infernali giorni di scirocco.

In ogni caso ci verrà utile il cappellino/cuffietta che – con tanto entusiasmo e pochissime competenze – ho cucito qualche settimana fa grazie a questo bellissimo tutorial.

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Niente a che vedere con l’originale, che può vantare anche un accostamento di stoffe molto più belle di quelle che ho trovato io, ma è pur sempre un inizio.. E in fondo non credo di poter ricevere lamentele da parte della piccola destinataria di questo esperimento di cucito..

Non ancora almeno! Mi sembra quasi di poter già vedere la scena: un’adolescente dai riccioli castani, divertita e contrariata allo stesso tempo nel riconoscersi nella piccola Gea nella prateria..

 

Dolce come un.. limone?

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Stamattina Gea dev’essere caduta in letargo. Sono sette mesi che aspetto di vederla dormire più della sua solita mezz’ora e oggi avviene il miracolo.

Meglio approfittarne per fare una delle tremila cose che rimando da un po’ per mancanza di tempo: cabina armadio da riorganizzare, vestiti malconci e vecchi da scartare, pensili della cucina da riordinare.. per non parlare della scarpiera o del lavaggio di tende e rivestimenti del divano.. C’è l’imbarazzo della scelta. Motivo per cui – a quanto pare – è meglio continuare a rimandare, almeno per oggi.

In attesa che la piccola si faccia sentire esigendo coccole e attenzioni, però, posso comunque far fuori alcuni limoni siciliani che rischiano di passare le ferie da soli in frigo.

Avevo in mente di modificare la ricetta di una fresca crema al limone fatta dalla suocera. 20140612_080612 (1) (1)Quale modo migliore per prepararsi al ritorno alla terra dei limoni?

Ecco le mie dosi:

  • 1 uovo
  • 50 gr di succo di mela concentrato (la ricetta originale prevedeva invece 150 gr di zucchero)
  • 1 limone (sia il succo che la buccia grattugiata)
  • 40 gr di amido
  • 200 gr di acqua + 100 gr di succo di limone e arancia (la ricetta originale prevedeva 300 grammi di acqua)

Basta mescolare in un pentolino l’uovo con l’amido e il succo di mela; a questo punto, dopo aver aggiunto lentamente tutti i liquidi (e la buccia grattugiata), è necessario sbattere un po’ con una frusta – per evitare grumi – cuocendo la crema a fuoco basso.

In pochi minuti si addenserà e sarà sufficiente versare la crema ancora calda in alcune ciotoline dove farla raffreddare prima di finire in frigo.

La mia versione della crema al limone è certamente meno dolce di quella assaggiata dalla suocera, ma forse anche per questo risulta più rinfrescante. E poi piace troppo l’idea di poter evitare lo zucchero raffinato, anche perché il succo di mela mi sembra esaltare – senza coprirlo come farebbe l’eccesso di dolce – il gusto di limone e arancia.

Volendo, comunque, si può aggiungere una nota più decisa alla crema spolverizzando ogni ciotola con poco zucchero di canna (che si scioglierà subito creando una sorta di “glassa”).

Crema promossa a pieni voti! Me la vedo già spalmata in quantità sulla base croccante di una cheesecake..mmm.. Da sperimentare anche con altri tipi di golosa frutta estiva..

Biscottini con ricotta..

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Stamattina mi sono svegliata con la voglia di dolci.. Approfitto del papozzo che oggi non lavora – finalmente! – e sgattaiolo fuori dal lettone lasciandolo con Gea.

Avevo adocchiato la ricetta di golosi biscotti con ricotta e gocce di cioccolato: è il momento ideale per provarla.. variandola a modo mio, ovviamente!

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  • 250 gr di farina 00
  • 120 gr di ricotta
  • 50/60 gr di malto di riso
  • un cucchiaino di lievito
  • latte di riso qb
  • gocce di cioccolato a volontà
  • cardamomo

Peso rapidamente gli ingredienti e inizio a mescolare tutto, aggiungendo poco latte di riso per rendere l’impasto più morbido e far assorbire l’eventuale farina in eccesso; questo dato che ho eliminato un uovo e ho sostituito lo zucchero con il malto di riso, per cui vado a occhio cercando di mantenere la consistenza migliore per poter creare delle palline da schiacciare leggermente sulla carta forno.

In 25 minuti circa a 180 gradi i biscottini sono pronti; l’esterno è leggermente dorato, l’interno ancora umido. Dolci al punto giusto, cioccolatosi, morbidini dentro.. Avrei potuto aggiungere dell’olio o delle nocciole tritate per rendere i biscotti più croccanti: consistenza migliorabile sicuramente ma sapore già ottimo!  Da rifare!

La colazione è servita..

Aggiornamento

Riprovati quasi subito con altre variazioni..così si che sono morbidoni!!

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  • 190 gr di farina 00
  • 100 gr di ricotta
  • 35 gr di malto di riso
  • 15 gr olio evo
  • un cucchiaino di lievito
  • latte di riso qb
  • gocce di cioccolato a volontà
  • cardamomo
  • zucchero di canna per decorare

Cioccosalame d’infanzia.. rivisitato!

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Sono sempre stata golosa. Non riesco a ricordare un periodo della mia vita in cui non sia stata magneticamente attratta dal cioccolato in ogni sua forma.

Se ripenso alla mia adolescenza mi viene in mente l’immagine di una 12enne con i capelli arruffati – e la maglietta rigorosamente troppo larga – a passeggio per la piazza del paese, accompagnata dalle amiche del cuore, con le mille lire in tasca chieste alla mamma per comprare qualcosa.. A volte l’investimento era un Topolino o Il corriere dei piccoli, ma più spesso le mie preziose mille lire finivano in un cono cioccolato e panna sotto e sopra  (quella densa e cremosa che fanno dalle mie parti, eh.. non la triste e “ariosa” panna spray trovata troppo spesso nei bar).

Con il passare degli anni le preferenze in fatto di cioccolato si sono fatte più definite.. e adesso sono una fondente addicted senza speranza di recupero.

Ok, sto divagando. Il punto è che il cioccolato è stato anche l’ingrediente principe dei miei primi dolci e oggi, grazie a un goloso pin mandato dalla preziosa cugina Chaîne qualche settimana fa, ho avuto voglia di rivisitare uno dei classici della mia infanzia: il salame di cioccolato.20140526_125007 (1)

La ricetta dei miei 12 anni saltava fuori addirittura dal Manuale di Nonna Papera della zia Lulù.. 2 cucchiai di questo e 2 di quello.. super semplice e veloce, ma quanto burro! Oggi, invece, seguo la rivisitazione vegana di Mammarum: molto più leggera, ma anche più cioccolatosa, visto che il cacao amaro viene sostituito dal cioccolato fondente.

Io ho fatto qualche modifica ulteriore e il risultato finale è sorprendente. Provare per credere:

  • 110 gr di latte di riso (è già leggermente dolce senza zuccheri aggiunti)
  • 150 gr di cioccolato fondente (per me non è mai abbastanza amaro, ma si può scegliere la percentuale di cacao in base alle proprie preferenze)
  • 15 gr di olio evo (dose ridotta di molto senza perdere gusto e consistenza)
  • 140-150 gr di biscotti secchi
  • 80 gr di nocciole

Procedimento a prova di 12enne dentro:  tritare le nocciole (io le metto in una bustina di plastica e passo sopra il mattarello) e spezzettare i biscotti secchi (va bene anche a mano, sennò basta usare un bicchiere a mò di martello direttamente sui biscotti stesi un canovaccio). I due ingredienti secchi finiscono in una ciotola in attesa dei liquidi: cioccolato sciolto nel latte di riso a cui va poi mescolato l’olio. Considerato che non si aggiunge zucchero, ma che il latte di riso è già dolciastro, si può personalizzare la dolcezza del salame in base alla “gradazione di amaro” del proprio cioccolato fondente preferito.

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Dopo aver unito tutti gli ingredienti, l’impasto va steso su pellicola o carta forno e modellato a forma di salamino, per finire subito in freezer fino a quando.. si resiste!

Io ho fatto due rotolini di cioccosalame con queste dosi; al più piccolo ho aggiunto anche delle gocce di cioccolato e una manciata di muesli, giusto perché avevo voglia di fare un esperimento.. non male tra l’altro!

0 burro, 0 uova (crude, tra l’altro, nella ricetta originale) e 0 zucchero aggiunto: tra qualche mese la piccola Gea avrà il permesso di assaggiare.. bimba fortunata! 🙂

Il primo pannolino lavabile non si scorda mai..

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Ieri sera abbiamo fatto un azzardo: durante l’ultimo cambio prima della nanna mi sono ritrovata tra le mani uno dei pannolini lavabili (PL) comprati qualche giorno fa, già lavato e pronto all’uso ma ancora in stand-by in attesa di capirne di più.. ci vuole una laurea20140525_085232 (2) tra modelli, marche, materiali, inserti, chiusure, resize e pieghe.. per parlare solo delle informazioni fondamentali.

Come è stato e come non è stato, alla fine Gea lo aveva addosso..con il primo inserto che mi è capitato tra le mani, forse il meno adatto alla notte.  :p  Adesso sto qui in trepidante attesa del risveglio per verificare la tenuta…

Aggiornamento: il PL ha retto alla grande.. nessuna fuoriuscita, nessuna irritazione.. sembra proprio che debba attivarmi per provare altri modelli e allargare il mio parco pannolini.. sono pure troppo carini!!

Prevedo un’estate a pannolino al vento..

 

Focaccia in padella.. la dieta può attendere!

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Da qualche tempo seguo un gruppo su facebook in cui cuoche più o meno esperte si sbizzarriscono con ricette, idee e consigli in cucina. La fortuna – per la mia affezionata ciccia post gravidanza – è che posso replicare solo un decimo di ciò che vedo, grazie all’autonomia ridottissima di Gea (e ci mancherebbe altro, a 6 mesi.. ma per questo argomento ci vuole un articolo a parte) che mi lascia poco tempo “libero”.

Ho i minuti contati per mettere insieme pranzi e cene.. ma per fortuna il maritozzo non è uno particolarmente esigente e non si scandalizza se tot sere a settimana finiamo a tavola con qualche zuppa di legumi e le solite verdurine saltate in padella. Ieri sera, però, mentre lui si spupazzava la pupotta ancora gasata dal terzo bagnetto in piscina (stavolta condiviso con una “amichetta di pancia”), mi sono ritrovata automaticamente a tirar fuori dalla dispensa i pacchetti già aperti di 3 tipi di farine che – guarda guarda la casualità! – vanno fatti fuori rapidamente visto che sta arrivando il caldo! 😉

Così, senza nemmeno deciderlo, in 5 minuti avevo impastato rapidamente i pochi ingredienti necessari per la focaccia in padella di cui avevo letto tanti post entusiastici, improvvisando un ripieno con i peperoni gentilmente regalati dalla suocera e altre cosette buonine saltate fuori magicamente dal frigo..

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Ecco la ricetta, anche questa modificata secondo le mie preferenze e disponibilità:

– 500 gr di farina (io ho fatto un mix di farina bianca, integrale e di riso)
– 200 gr di acqua
– 100 gr di latte (io ho usato quello di riso)
– una bustina di lievito istantaneo (io ho usato un cucchiaino di lievito e un cucchiaino di bicarbonato)
– un cucchiaino di sale
– 3 cucchiai di olio evo
– un pizzico di zucchero

Basta impastare, dividere in due pallette e stendere l’impasto ricavando due dischi. Ed ecco che la parte complicata della ricetta è stata già eseguita. Facile, no? Adesso non resta che ungere una padella antiaderente (la più grande che avete perché 500 grammi di farina non sono pochi!), appoggiare il primo disco di pasta, sbizzarrirsi con il ripieno e chiudere con il secondo disco di pasta. A questo punto è fatta, ma meglio far attenzione a sigillare abbastanza i bordi, schiacciando leggermente la pasta con le dita o con una forchetta in modo che i due dischi aderiscano bene. Per concludere i 5 minuti di preparazione totali io ho spolverizzato la superficie della focaccia (il secondo disco) anche con poco origano e sale.

Non resta che tappare bene la padella con un coperchio e far cuocere la focaccia 10 minuti per lato a fuoco basso, magari controllando di tanto in tanto che si stia effettivamente facendo una bella crosticina nel primo disco, per facilitare la “giravolta” e far cuocere anche l’altro lato.

Il mio ripieno improvvisato – e rigorosamente vegetariano – prevedeva: una mozzarellina a fettine, poco parmigiano grattugiato, olive a rondelle, qualche noce tritata (presa a colpi di bicchiere, per la verità), filettini di peperone cotto al forno e spellato (fortunato residuo del pranzo, sennò avrei usato pomodorini o qualche ortaggio grigliato).

Risultato: il maritozzo che pochi minuti prima aveva sentenziato “io stasera mangio solo una mela, ho spizzicato troppo tra bruschette&co come aperitivo” se n’è spazzolato una fettona in 2 minuti e mezzo.. ritrovando magicamente l’appetito solo grazie al profumino che veniva fuori scoperchiando la padella.

Pastafrollando (vegan)

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Ogni scusa è buona per fare esperimenti in cucina.. Così, per fare gli auguri di compleanno alla cuginetta Violet mi sono ritrovata, senza nemmeno premeditarlo, a impastare una rapidissima frolla vegan con l’idea di modellarla per ricreare un “2”.. quanti sono gli anni della piccola festeggiata.

La ricetta della frolla viene da questo sito; l’avevo già utilizzata per una crostata con ripieno di ricotta e fragole frullate insieme (senza zucchero), dal risultato sorprendentemente goloso! Il classico dolce che si inventa per far fuori qualche ingrediente dal frigo, in questo caso le fragole e la ricotta fresca che avevo incautamente mescolato nel tentativo – fallito – di fare una sorta di dolce al cucchiaio light da 2 minuti di preparazione. Avevo in mente una golosità come la ricotta con lo zucchero con cui si farciscono i cannoli; ma con le poche fragole che avevo si sentiva troppo il sapore della ricotta e il risultato finale non era poi così invitante.. se non per il colore rosa! 😉

Tornando alla frolla, in questa ultima versione io l’ho modificata un po’ a occhio – come al mio solito – così:

  • 300 gr farina
  • 40 gr di zucchero
  • mezza bustina di lievito
  • 120 ml di latte di mandorla (o riso, già dolce per sua natura)
  • 70 ml di olio extravergine di oliva
  • una manciata di nocciole ben tritate per dare più croccantezza all’impasto
  • 20 grammi di cacao amaro

Come al solito basta impastare rapidamente tutto, magari mescolando prima gli ingredienti secchi e dopo aggiungendo quelli liquidi amalgamati.

Dopo aver fatto la classica palletta da far raffreddare mezz’oretta in frigo, in questo caso ho steso quasi tutta la pasta e ritagliato con un coltello la forma del 2; con parte dei ritagli rimasti ho poi fatto vari “serpentini” da attaccare tutt’intorno al bordo nel 2 di pasta frolla, per creare una sorta di “muretto contenitivo”, visto che avevo 2014-05-06 14.54.05intenzione di riempire la superficie di marmellata (fatta in casa da una zia, tra l’altro) e pezzi di frutta. Infine, impastando e stendendo nuovamente gli ultimi pezzi di frolla ho creato le classiche strisce da incrociare sulla crostata.

Ho cotto in forno a 180 gradi per circa 30 minuti, anche se per la cottura mi fido sempre più dell’aspetto del dolce che dell’orologio. Direi che anche in questo caso – come per i biscotti di avena – è bene che la crostata risulti ancora abbastanza morbida a cottura ultimata, perché se fosse già duretta raffreddandosi diventerebbe di marmo.

Guardando le foto mi viene in mente che avrei potuto benissimo infornare soltanto la base di frolla e poi ricoprire di frutta fresca a pezzi, senza cuocerla. I colori sarebbero stati sicuramente più vivaci! Promemoria per la prossima volta.

Una precisazione: aggiungendo il cacao amaro la crostata perde, ovviamente, un po’ di dolcezza; ma io preferivo una base più neutra dovendo poi utilizzare marmellata e frutta per guarnire.

De gustibus…