Archivi categoria: la vita non è mai abbastanza dolce

Colomba pasquale. Livello di difficoltà: vegano con pupa al seguito…

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Chi va piano va sano e lontano.. così si dice. Basterà questo proverbio a giustificare il ritardo con cui posto la mia colomba pasquale? Direi di si, specialmente se si sottintende che il rallentamento è dovuto al carico extra dolcemente avvinghiato alle mie gambe (Gea) e considerando anche che si è trattato di un primissimo esperimento nato sotto il cattivo auspicio del “colomba e panettone sono quasi impossibili da fare in casa, serve la camera di lievitazione”. Figuriamoci se poi si sceglie di provare una variante vegana (quella di ViolaMirtillo), personalizzando la ricetta con l’uso del lievito secco al posto della pasta madre. Un esperimento azzardato, insomma, come piace a me.. e piuttosto lunghetto tra l’altro!

Il risultato, però, è stato soddisfacente.. nonostante la pupa che mi marcava stretto durante le tante ore di preparazione (12 di prima lievitazione e almeno 7-8 della seconda, più i tempi intermedi per la creazione dell’impasto in due fasi). Si, la lievitazione non ha raggiunto il massimo desiderabile (forse per un mia conversione imprecisa tra i due lieviti) e quindi probabilmente la colomba non è risultata così alta e soffice all’interno come speravo.. ma il gusto è stato sorprendente!

Colomba vegana

Da riprovare sicuramente, per me merita un bel 9 su 10!

Ah..ovviamente io ho saltato a piè pari l’inserimento di canditi e simili, preferendo gocce di cioccolato all’interno e glassa al cioccolato fondente come copertura (la più semplice immaginabile: 150 gr di cioccolato fondente sciolto a bagnomaria con 2 cucchiai di latte di mandorla e un cucchiaio di olio evo).

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Brioche isolane.. come prepararsi bene alla prova granita!

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Non appena le temperature si alzano quanto basta per dimenticare per la prima volta la giacca in macchina, per me – da buona siciliana – l’aria si impregna magicamente di quel classico profumo d’estate che sa di… salsedine? No, di brioche!

Diciamolo bene: brioscia cu giummo (ciuffo) o col più famoso tuppo che le definisce in qualsiasi ricetta trovata online. A proposito, una piccola nota linguistica: a me la parola tuppo richiama subito l’acconciatura – oggi chic, ieri dimessa – delle donne siciliane d’altri tempi, la classica palletta di capelli raccolti sulla nuca.. il cosiddetto chignon; e in effetti pare che tuppo derivi proprio dal francese tupè.

E parlando di capelli e vanità, qui sappiamo bene che sarebbe l’ora di impegnarsi per la temuta prova costume.. ma la piccola Gea sembra già più golosa di me: quindi, senza tanti sensi di colpa, perché non preoccuparsi soltanto della ben più gradevole prova granita?

Ecco gli ingredienti delle mie brioche col tuppo..senza tuppo per comodità. Non avevo mai osato tentare questa ricetta sacra della pasticceria isolana, ma ultimamente i lievitati mi stuzzicano; così ho spulciato per bene tra le tante ricette online e ho sperimentato la mia versione ideale: semplice da preparare ma soprattutto soffice, senza burro e uova.. più yogurt!Brioche siciliane senza burro e uova

  • 130 g di farina di farro + 140 di farina 0
  • 60 ml di latte di riso
  • 12 g di lievito di birra
  • 100 ml di yogurt al limone (ne ho utilizzato uno dolce)
  • 30 ml di olio evo
  • 30 g di zucchero di canna
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • vaniglia

La preparazione è rapida: basta sciogliere in poco latte tiepido il lievito e aggiungerlo a tutti gli ingredienti (eccetto il sale); io ho utilizzato un robot da cucina e mi sono serviti 8-10 minuti perché l’impasto risultasse liscio e ben incordato, come dicono gli esperti. A questo punto basta aggiungere il sale e impastare ancora un paio di minuti.

Il panetto ottenuto va messo a lievitare per 2-3 ore (coperto con una tovaglietta o della pellicola, perché non si secchi in superficie), finché non avrà raddoppiato il suo volume; a questo punto sarà possibile creare tante palline (le mie erano sui 40-50 grammi ciascuna), posizionarle su una teglia foderata di carta forno e metterle nuovamente a lievitare in frigo tutta la notte ricoperte da pellicola. Al mattino basterà tirar fuori la teglia mezz’ora o poco più prima di infornare le brioche (che dovranno risultare raddoppiate), spennellandole prima con poco latte di riso e malto.

La ricetta da cui ho preso ispirazione non prevedeva la lievitazione notturna, quindi va detto che sarebbe possibile infornare subito (in questo caso dopo aver creato le palline andranno lasciate ancora almeno 30 minuti a lievitare).

La cottura è molto rapida: a 180 gradi per 10-12 minuti il profumo avrà già invaso la cucina.20150331_090531_resized

NB: io ho dimezzato la quantità di zucchero (da 60 grammi a 30) perché preferisco una brioche dal sapore solo leggermente dolce, dato che si presta benissimo ad essere spalmata di marmellata, crema al cioccolato oppure – ancora meglio – a inzupparsi generosamente di gelato o granita.

Sapori di casa.. cucciddati o buccellati siciliani in versione vegana

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Si respira già aria di primavera. A giorni alterni; giusto per non illuderci. Intanto, però, quando decide di essere dei nostri, il sole inizia ad accompagnarci in lunghe – e liberatorie – passeggiate all’aperto ed è sempre più facile immaginarsi spensierati in bicicletta o spalmati su un praticello per un picnic. Ok, non è detto che accadrà davvero.. ma questi sono quelli che definisco i miei comfort thoughts, pensieri da cui mi lascio coccolare di tanto in tanto per sentirmi più positiva, per avere più voglia di fare anche quando le nuvole riempiono il cielo e l’umore scende in picchiata.

Ricordo di aver sentito parlare di comfort food seguendo un programma di cucina con Lorraine Pascale: osservare questa cuoca mentre crea i suoi piatti è già una coccola per gli occhi. Sanno proprio di buono, di casa, di risate spontanee, di pranzi in famiglia..

E con la Pasqua alle porte e il classico pranzo dai parenti, quale migliore occasione per cimentarsi con un dolce.. di Natale?

Si, la coerenza non è il mio forte al momento; ma dopo aver provato questi biscotti tradizionali siciliani fatti dalle20150315_191658-1-1 mani esperte di uno zio – e sorvoliamo sul fatto che li abbia assaggiati in Lombardia dopo aver passato 28 anni in Sicilia – ho passato vari giorni pensando a come rifarli. Così è nata la ricetta dei buccellati o cucciddati, biscotti di forma rettangolare (o in origine una singola “ciambellona” intrecciata) con un cuore morbidissimo di frutta secca e disidratata (io li conoscevo con i fichi, ma non mi entusiasmavano), dolcetti che nella mia amata terra vengono proposti in tante varianti diverse a seconda della città.

Un biscotto che sa di antico e che, fino a qualche tempo fa, non avrei ritenuto degno di sostituire il mio solito peccato di gola al cioccolato; ma le cose – e i gusti – cambiano: evidentemente inizio a sapere di antico anch’io..

Dopo aver spulciato le tante ricette trovate online, ecco la mia versione personalizzata (senza uova, burro e farina troppo raffinata), approvata dal più severo dei giudici: il marito che ama tanto gli originali dello zio siciliano.20150315_191152

Iniziamo dal ripieno, sapendo che è possibile seguire i propri gusti.. e le disponibilità della dispensa!

Io ho utilizzato 3-4 prugne secche, 3-4 cucchiai di uvetta, 4-5 cucchiai di frutta secca tritata (avevo già preparato un mix di nocciole, mandorle e pinoli), un pizzico di cannella e. per regolare la consistenza della crema, 2-3 cucchiai di latte di riso o mandorla. Basta mettere tutto nel mixer e ottenere una crema della consistenza che si preferisce, che verrà poi spalmata in abbondanza tra 2 rettangoli di biscotto.

Per il biscotto ho preparato una similfrolla vegana poco dolce (la farcitura lo è già molto), impastando velocemente questi ingredienti:

  • 50 gr. di farina integrale e 100 gr di farina di farro
  • 50 gr. di acqua calda
  • 2 cucchiai di amido di mais
  • 40 gr. di olio di oliva
  • 15 gr. di zucchero di canna
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • una spolverata di cannella o vaniglia

Si forma la solita palletta e, dopo averla lasciata riposare qualche minuto (non necessariamente in frigo), si stende mantenendo uno spessore di circa mezzo centimetro. A questo punto è possibile ritagliare una 20ina di rettangoli di pasta lunghi come un dito e larghi due (comodo se si decide di farcire in modo diverso i singoli biscotti); oppure si può procedere più rapidamente, creando un solo grande biscotto farcito da tagliare in tanti pezzi a cottura ultimata (meglio fare questa operazione quando il biscottone è ancora tiepido, per evitare che si sbricioli troppo).

Dopo 20-25 minuti in forno a 180° è possibile spennellare la superficie con poca acqua e sciroppo d’agave (o malto), per colorare un po’ il biscotto, rimettendolo per qualche minuto nel forno ancora caldo.

Un morso e sento il sapore delle domeniche pomeriggio con nonni, zii e cugini. Non male come coccola..

Il nostro primo anno..in torta!

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I cuccioli d’uomo impegnano, si sa. Al punto da decidersi a scrivere due righe sulla torta di compleanno dopo soli 3 mesi dalla realizzazione. Da tempo non riuscivo a sgattaiolare dal letto per concedermi un risveglio soft: di solito alla prima goccia di caffè amaro bollente arriva il risveglio.. di Gea.

Oggi ho bevuto l’intera tazzina. Lentamente.

Approfitto di questo buon segno e corro a spulciare tra le foto del compleanno. Ecco la torta che, goffamente, ho creato per il suo primo compleanno (in due varianti, per due festicciole diverse).

PicMonkey Collage (20) (1)Ci tenevo a farla da sola e a renderla compatibile ai suoi assaggi con manina rigorosamente pucciata nella crema, così ho iniziato a fare le mie prove un mesetto prima. Non avevo mai preparato un pan di Spagna: assurdo, no?

Avevo deciso di fare almeno due strati e per la doppia farcitura, dopo varie ricerche, ho scelto due creme molto leggere ma gustose: una al limone (siculo) e una bianca al latte e miele, entrambe senza uova.

La ricetta per un pan di Spagna semplice e leggero la devo a una cara amica.. io ero rimasta traumatizzata dalle mille uova di tutte le dosi che trovavo sui vecchi ricettari! Per una tortiera tonda piccola sono sufficienti 4 uova, 150 gr di farina 00, 150 gr di zucchero bianco (ma anche 20-30 grammi in meno, a me sembra molto dolce), vaniglia. Il segreto perché la torta risulti soffice e alta è montare a lungo uova e zucchero (non vanno separati albumi e tuorli!), almeno 15-20 minuti, finché non si ottiene una crema ben gonfia. A questo punto basta versarla in una ciotola capiente e aggiungere piano piano la farina setacciata con la vaniglia, mescolando il meno possibile e lentamente, per evitare di lavorare troppo il composto. Un trucchetto rubato a uno dei tanti cooking show televisivi è proprio questo: un pan di spagna troppo compatto, duro e non soffice dipende spesso dall’aver mescolato troppo prima della cottura. La temperatura del forno, come sempre, va adattata ai vari modelli: nel mio bastano 25-30 minuti a 160 gradi, forno statico; ovviamente è meglio regolarsi sempre con la prova stecchino.

Le creme senza uova sono facilissime da preparare, oltre che relativamente leggere! Si procede in entrambi i casi come per un semplice budino: in un pentolino si versano – lentamente per evitare grumi – sugli ingredienti secchi quelli liquidi, facendo bollire finché la crema non si addensa; a questo punto va soltanto e messa a raffreddare in una ciotola (con pellicola a contatto). Ecco le mie dosi personalizzate.

Crema al limone: 500 ml di latte di mandorla/riso, 40 gr di amido, 3 cucchiai di zucchero di canna, la scorza grattugiata di un limone (perché il sapore sia più deciso io riduco leggermente la quantità di latte e aggiungo poco succo di limone), curcuma in polvere per ottenere un bel giallo acceso

Crema al latte (già usata in altre ricette): 500 ml di latte (io uso quello di mandorla), 50 grammi di amido, 70/80 grammi di zucchero (oppure poco sciroppo d’agave), vaniglia, un cucchiaio di miele (NB: per ottenere una crema più vellutata, è possibile aggiungere 100-150 ml di panna vegetale ben montata quando la crema è già fredda)

Infine ho realizzato il cioccolato plastico: si fa sciogliere a bagnomaria 100 gr di cioccolato bianco di ottima qualità, si aggiunge subito un cucchiaio di acqua e uno di miele, mescolando rapidamente per incorporarli al cioccolato. A questo punto si sposta rapidamente la massa ancora morbida su un piano perché si raffreddi prima, aiutandosi con una spatola e con poco zucchero a velo. Lentamente il composto diventerà più lavorabile, quindi sarà possibile suddividerlo in panetti da conservare in frigo avvolti nella pellicola. È possibile colorare il cioccolato plastico raffreddato con coloranti alimentari in gel.

Non sto qui a spiegare come ho montato la torta, né come l’ho decorata..proprio perché sono una principiante e chiunque saprà fare meglio di me semplicemente utilizzando il web per istruzioni e spunti. Il mio obiettivo era realizzare tutto in casa e creare una farcitura buona per i grandi ma allo stesso tempo “leggera” per i piccoli assaggiatori..in una torta allegra, colorata e piena di quegli animaletti che – insieme a tutta la fattoria-ia-ia-oh! – sono stati lo stimolo per le prime paroline della festeggiata. Il cioccolato plastico, poi, è stata una sorpresa..relativamente facile da maneggiare, è anche buono..di certo meno stucchevole della pasta di zucchero.

..e ancora buon primo compleanno, mia piccola Gea!

Coccole del mattino: pancake alla ricotta con cioccolato e banane

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Ogni tanto anche i mariti vanno coccolati. È vero, l’anello al dito da pochi annetti ha già i suoi graffietti, la vita di coppia è un vaghissimo ricordo nella vivace quotidianità a tre, e prendersi cura l’uno dell’altro spesso significa semplicemente la torta sfornata a mezzanotte per la sua colazione VS la caffettiera che ogni mattina mi lascia già pronta sul fornello..

Ammettiamolo: il romanticismo forse non ricordiamo cosa sia, ma un gesto carino nutre l’amore più di mille regali o cenette a tu per tu. E poi non serve che il calendario segni il 14 febbraio per essere dolci.

Una delle colazioni che il marito ha gradito particolarmente è tanto semplice quanto d’effetto: pancake alla ricotta con cioccolato e banane.

Pancake alla ricotta

La ricetta originale è di Laura Ravaioli, io l’ho modificata usando latte di mandorla al posto del vaccino; queste sono le dosi per una decina di pancake:

150 gr di ricotta
75 ml circa di latte di mandorla
50 gr di farina 00
1 uovo
mezzo cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale
cioccolato fondente o crema di nocciole (meglio se fatta in casa)
1 banana a rondelle
granella di nocciole qb
cannella qb

Basta mescolare con frusta o sbattitore il tuorlo con la ricotta, il sale, il latte aggiunto lentamente, la farina setacciata e il lievito; infine si incorpora delicatamente l’albume montato a neve e si iniziano a cuocere i pancake versando il composto con un cucchiaio su un padellino antiaderente unto. Il pancake sarà dorato in pochi minuti e basterà girarlo dall’altra parte aiutandosi con una spatola, per poi comporre la montagnetta alternando più volte pancake, cioccolato a pezzetti (o la crema) e banana, per finire con una spolverata di granella di nocciole e cannella.

Per stupire il maritino stavolta non mi bastava la classica torre, quindi ho versato la crema in una bottiglietta col beccuccio stretto (di quelle per decorare le torte) e l’ho usata come matitone per disegnare i miei pancake direttamente sul padellino.. PS: no, tanta fantasia non è farina del mio sacco, si ringrazia un delizioso spunto trovato su Pinterest.

Delizia di cioccolato, pere e crema bianca alle mandorle

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A volte succede che ci si svegli con la voglia di qualcosa di dolce. Sempre a dire la verità.
E a volte succede che il maritino riempia la dispensa di cioccolato fondente.. tanto sa autoregolarsi. Lui.
Io, invece, so bene che per contenere queste improvvise voglie di dolce è meglio mangiare un po’ di frutta..

Così nasce una deliziosa torta vegana black&white al cioccolato e pere, con morbidissima crema bianca al latte di mandorle. E vissero tutti felici e contenti.

Cioccopera e mandorla

La base è la famosa torta cioccopere di Marco Bianchi, rivisitata sostituendo allo zucchero una minor quantità di sciroppo d’agave (qui si può andare a gusto, come per la percentuale di cacao nel cioccolato fondente).

Il compito di bilanciare il gusto forte del cioccolato lo affido a una delicata crema bianca: 50 grammi di maizena, 70/80 grammi di zucchero (oppure poco sciroppo d’agave, anche qui si può variare in base alle proprie preferenze) mescolati a 500 ml di latte di mandorla e portati a bollore a fuoco dolce finché non si raggiunge la densità preferita; il latte di riso e mandorla che utilizzo io è già naturalmente dolce, per cui posso ulteriormente ridurre la quantità di zucchero. A questo punto basta aromatizzare (io ho usato vaniglia e cardamomo) e la versione vegana della crema è completa; va soltanto e messa a raffreddare in una ciotola (meglio se con pellicola a contatto, per evitare che si crei uno strato più denso in superficie che poi renderebbe la crema grumosa).

Per ottenere una crema vellutata e più leggera (per sapore, non calorie!) si possono aggiungere, quando sarà fredda, 100/150 ml di panna montata (anche vegetale). Infine, per i non vegani è d’obbligo un cucchiaino raso di miele in cottura..dà un gusto molto più deciso.

Il maritino farà da cavia a colazione: la sua monoporzione si compone di 2 strati di torta inumidita con poco caffè e latte di mandorla e 2 strati di crema, guarnita con gocce di cioccolato e mandorle tritate.. Sarà di certo un dolcissimo risveglio!

Muffin vegani alla banana con frosting di cioccolato e avocado

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L’idea di approfittare della possibilità di rotolare verso sud per concedere a Gea la prima lunga estate in terra sicula è stata più che mai fortunata: ci siamo risparmiate tanti giorni di pioggia padana e, soprattutto, la noia di settimane chiuse in casa con la malinconia di una bella stagione che quest’anno quassù è stata incapace di decollare.. Davvero un’estate anomala questa. Almeno mitigata, però, dalle tiepide giornate di settembre che hanno accolto il nostro rientro alla base.

I giorni giù sono volati ma le ore sono state finalmente dense.. come piace a me. Stradine che sanno di antico, profumo di limoni e odore di salsedine, passeggiate oziose di quell’ozio buono, panorami con soli rossi a mollo nell’acqua, chiacchiere e sorrisi, abbuffate (e indigestioni) di parenti e amici, fiumi di granita, mari trasparenti e primi passi di piedini “impanati” di sabbia..

Certo, non è tutto idilliaco come il cuore cerca di imprimere nella memoria. Le grandi carenze del mio sud sono note a tutti; le malinconiche incongruenze a pochi; le potenzialità inespresse, invece, sono il rabbioso bentornatoearrivederci di chi ci torna di tanto in tanto.

Facile lamentarsi di strade mal-rattoppate, impossibile non infastidirsi per l’incuria che imbratta di menefreghismo tanti spazi pubblici, inevitabile arrabbiarsi di fronte alla mancanza di rispetto di chi si sente padrone in casa sua in una terra che poi non sa curare. Meno facile non passare per la solita criticona scesa dal nord; così prima che queste righe assumano i toni della polemica, mi fermo per fissare il buon sapore del ricordo di casa.. e stempero l’amarezza rimasta in bocca con una ricettina veloce e dolcissima: muffin vegani alla banana con frosting di cioccolato e avocado.

PicMonkey Collage (2)

Impasto per 5-6 muffin piccoli:

  • una banana ben schiacciata (120 grammi circa)
  • 30 grammi di zucchero di canna
  • 60 g di farina integrale
  • 2 cucchiaini di lievito per dolci
  • 25 grammi di noccioline tritate (o altra frutta secca)
  • 20-30 grammi di latte di riso o mandorle (o quanto risulti sufficiente a rendere cremoso l’impasto)

Per la crema di copertura (simil frosting):

  • mezzo bicchiere di latte di riso o mandorle
  • mezza bustina di preparato bio per budino al cioccolato (oppure miscela di cacao amaro, zucchero e amido)
  • mezzo avocado maturo frullato
  • frutta secca in granella o codette per decorare

Basta mescolare bene gli ingredienti secchi fra loro e aggiungere quelli umidi, aiutandosi con il latte per ottenere una consistenza cremosa. I muffin vanno infornati per circa 30-40 minuti a 180 gradi in forno statico. Per sicurezza, comunque, meglio fare sempre la prova stecchino prima di tirarli fuori.

Il simil frosting (simil perché non prevede alcun formaggio spalmabile, ma il grasso buono dell’avocado) si prepara rapidamente: prima si mescola il preparato in polvere per budino (o la classica miscela faidate di cacao, zucchero e amido) con il latte scelto e si mette sul fuoco, finché non inizia a bollire e addensarsi; infine si unisce all’avocado frullato e si “monta” per qualche minuto con una frusta elettrica.

A questo punto basta lasciar raffreddare tutto e decorare i dolcissimi muffin al cioccolato e avocado.. una delizia!

NB: la copertura di cioccolato potrebbe risultare meno densa della versione più famosa preparata con formaggio/mascarpone, quindi basta un cucchiaino per versarlo sopra i muffin (ma la prossima volta proverò anche con meno latte per ottenere una crema più ferma). Si tratta di un dolce vegano, ma davvero vale la pena di provarlo anche se non si condivide questo tipo di scelta alimentare.

 

Dolce come un.. limone?

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Stamattina Gea dev’essere caduta in letargo. Sono sette mesi che aspetto di vederla dormire più della sua solita mezz’ora e oggi avviene il miracolo.

Meglio approfittarne per fare una delle tremila cose che rimando da un po’ per mancanza di tempo: cabina armadio da riorganizzare, vestiti malconci e vecchi da scartare, pensili della cucina da riordinare.. per non parlare della scarpiera o del lavaggio di tende e rivestimenti del divano.. C’è l’imbarazzo della scelta. Motivo per cui – a quanto pare – è meglio continuare a rimandare, almeno per oggi.

In attesa che la piccola si faccia sentire esigendo coccole e attenzioni, però, posso comunque far fuori alcuni limoni siciliani che rischiano di passare le ferie da soli in frigo.

Avevo in mente di modificare la ricetta di una fresca crema al limone fatta dalla suocera. 20140612_080612 (1) (1)Quale modo migliore per prepararsi al ritorno alla terra dei limoni?

Ecco le mie dosi:

  • 1 uovo
  • 50 gr di succo di mela concentrato (la ricetta originale prevedeva invece 150 gr di zucchero)
  • 1 limone (sia il succo che la buccia grattugiata)
  • 40 gr di amido
  • 200 gr di acqua + 100 gr di succo di limone e arancia (la ricetta originale prevedeva 300 grammi di acqua)

Basta mescolare in un pentolino l’uovo con l’amido e il succo di mela; a questo punto, dopo aver aggiunto lentamente tutti i liquidi (e la buccia grattugiata), è necessario sbattere un po’ con una frusta – per evitare grumi – cuocendo la crema a fuoco basso.

In pochi minuti si addenserà e sarà sufficiente versare la crema ancora calda in alcune ciotoline dove farla raffreddare prima di finire in frigo.

La mia versione della crema al limone è certamente meno dolce di quella assaggiata dalla suocera, ma forse anche per questo risulta più rinfrescante. E poi piace troppo l’idea di poter evitare lo zucchero raffinato, anche perché il succo di mela mi sembra esaltare – senza coprirlo come farebbe l’eccesso di dolce – il gusto di limone e arancia.

Volendo, comunque, si può aggiungere una nota più decisa alla crema spolverizzando ogni ciotola con poco zucchero di canna (che si scioglierà subito creando una sorta di “glassa”).

Crema promossa a pieni voti! Me la vedo già spalmata in quantità sulla base croccante di una cheesecake..mmm.. Da sperimentare anche con altri tipi di golosa frutta estiva..

Biscottini con ricotta..

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Stamattina mi sono svegliata con la voglia di dolci.. Approfitto del papozzo che oggi non lavora – finalmente! – e sgattaiolo fuori dal lettone lasciandolo con Gea.

Avevo adocchiato la ricetta di golosi biscotti con ricotta e gocce di cioccolato: è il momento ideale per provarla.. variandola a modo mio, ovviamente!

PicMonkey Collage (9)

  • 250 gr di farina 00
  • 120 gr di ricotta
  • 50/60 gr di malto di riso
  • un cucchiaino di lievito
  • latte di riso qb
  • gocce di cioccolato a volontà
  • cardamomo

Peso rapidamente gli ingredienti e inizio a mescolare tutto, aggiungendo poco latte di riso per rendere l’impasto più morbido e far assorbire l’eventuale farina in eccesso; questo dato che ho eliminato un uovo e ho sostituito lo zucchero con il malto di riso, per cui vado a occhio cercando di mantenere la consistenza migliore per poter creare delle palline da schiacciare leggermente sulla carta forno.

In 25 minuti circa a 180 gradi i biscottini sono pronti; l’esterno è leggermente dorato, l’interno ancora umido. Dolci al punto giusto, cioccolatosi, morbidini dentro.. Avrei potuto aggiungere dell’olio o delle nocciole tritate per rendere i biscotti più croccanti: consistenza migliorabile sicuramente ma sapore già ottimo!  Da rifare!

La colazione è servita..

Aggiornamento

Riprovati quasi subito con altre variazioni..così si che sono morbidoni!!

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  • 190 gr di farina 00
  • 100 gr di ricotta
  • 35 gr di malto di riso
  • 15 gr olio evo
  • un cucchiaino di lievito
  • latte di riso qb
  • gocce di cioccolato a volontà
  • cardamomo
  • zucchero di canna per decorare

Cioccosalame d’infanzia.. rivisitato!

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Sono sempre stata golosa. Non riesco a ricordare un periodo della mia vita in cui non sia stata magneticamente attratta dal cioccolato in ogni sua forma.

Se ripenso alla mia adolescenza mi viene in mente l’immagine di una 12enne con i capelli arruffati – e la maglietta rigorosamente troppo larga – a passeggio per la piazza del paese, accompagnata dalle amiche del cuore, con le mille lire in tasca chieste alla mamma per comprare qualcosa.. A volte l’investimento era un Topolino o Il corriere dei piccoli, ma più spesso le mie preziose mille lire finivano in un cono cioccolato e panna sotto e sopra  (quella densa e cremosa che fanno dalle mie parti, eh.. non la triste e “ariosa” panna spray trovata troppo spesso nei bar).

Con il passare degli anni le preferenze in fatto di cioccolato si sono fatte più definite.. e adesso sono una fondente addicted senza speranza di recupero.

Ok, sto divagando. Il punto è che il cioccolato è stato anche l’ingrediente principe dei miei primi dolci e oggi, grazie a un goloso pin mandato dalla preziosa cugina Chaîne qualche settimana fa, ho avuto voglia di rivisitare uno dei classici della mia infanzia: il salame di cioccolato.20140526_125007 (1)

La ricetta dei miei 12 anni saltava fuori addirittura dal Manuale di Nonna Papera della zia Lulù.. 2 cucchiai di questo e 2 di quello.. super semplice e veloce, ma quanto burro! Oggi, invece, seguo la rivisitazione vegana di Mammarum: molto più leggera, ma anche più cioccolatosa, visto che il cacao amaro viene sostituito dal cioccolato fondente.

Io ho fatto qualche modifica ulteriore e il risultato finale è sorprendente. Provare per credere:

  • 110 gr di latte di riso (è già leggermente dolce senza zuccheri aggiunti)
  • 150 gr di cioccolato fondente (per me non è mai abbastanza amaro, ma si può scegliere la percentuale di cacao in base alle proprie preferenze)
  • 15 gr di olio evo (dose ridotta di molto senza perdere gusto e consistenza)
  • 140-150 gr di biscotti secchi
  • 80 gr di nocciole

Procedimento a prova di 12enne dentro:  tritare le nocciole (io le metto in una bustina di plastica e passo sopra il mattarello) e spezzettare i biscotti secchi (va bene anche a mano, sennò basta usare un bicchiere a mò di martello direttamente sui biscotti stesi un canovaccio). I due ingredienti secchi finiscono in una ciotola in attesa dei liquidi: cioccolato sciolto nel latte di riso a cui va poi mescolato l’olio. Considerato che non si aggiunge zucchero, ma che il latte di riso è già dolciastro, si può personalizzare la dolcezza del salame in base alla “gradazione di amaro” del proprio cioccolato fondente preferito.

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Dopo aver unito tutti gli ingredienti, l’impasto va steso su pellicola o carta forno e modellato a forma di salamino, per finire subito in freezer fino a quando.. si resiste!

Io ho fatto due rotolini di cioccosalame con queste dosi; al più piccolo ho aggiunto anche delle gocce di cioccolato e una manciata di muesli, giusto perché avevo voglia di fare un esperimento.. non male tra l’altro!

0 burro, 0 uova (crude, tra l’altro, nella ricetta originale) e 0 zucchero aggiunto: tra qualche mese la piccola Gea avrà il permesso di assaggiare.. bimba fortunata! 🙂