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Colomba pasquale. Livello di difficoltà: vegano con pupa al seguito…

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Chi va piano va sano e lontano.. così si dice. Basterà questo proverbio a giustificare il ritardo con cui posto la mia colomba pasquale? Direi di si, specialmente se si sottintende che il rallentamento è dovuto al carico extra dolcemente avvinghiato alle mie gambe (Gea) e considerando anche che si è trattato di un primissimo esperimento nato sotto il cattivo auspicio del “colomba e panettone sono quasi impossibili da fare in casa, serve la camera di lievitazione”. Figuriamoci se poi si sceglie di provare una variante vegana (quella di ViolaMirtillo), personalizzando la ricetta con l’uso del lievito secco al posto della pasta madre. Un esperimento azzardato, insomma, come piace a me.. e piuttosto lunghetto tra l’altro!

Il risultato, però, è stato soddisfacente.. nonostante la pupa che mi marcava stretto durante le tante ore di preparazione (12 di prima lievitazione e almeno 7-8 della seconda, più i tempi intermedi per la creazione dell’impasto in due fasi). Si, la lievitazione non ha raggiunto il massimo desiderabile (forse per un mia conversione imprecisa tra i due lieviti) e quindi probabilmente la colomba non è risultata così alta e soffice all’interno come speravo.. ma il gusto è stato sorprendente!

Colomba vegana

Da riprovare sicuramente, per me merita un bel 9 su 10!

Ah..ovviamente io ho saltato a piè pari l’inserimento di canditi e simili, preferendo gocce di cioccolato all’interno e glassa al cioccolato fondente come copertura (la più semplice immaginabile: 150 gr di cioccolato fondente sciolto a bagnomaria con 2 cucchiai di latte di mandorla e un cucchiaio di olio evo).

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Brioche isolane.. come prepararsi bene alla prova granita!

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Non appena le temperature si alzano quanto basta per dimenticare per la prima volta la giacca in macchina, per me – da buona siciliana – l’aria si impregna magicamente di quel classico profumo d’estate che sa di… salsedine? No, di brioche!

Diciamolo bene: brioscia cu giummo (ciuffo) o col più famoso tuppo che le definisce in qualsiasi ricetta trovata online. A proposito, una piccola nota linguistica: a me la parola tuppo richiama subito l’acconciatura – oggi chic, ieri dimessa – delle donne siciliane d’altri tempi, la classica palletta di capelli raccolti sulla nuca.. il cosiddetto chignon; e in effetti pare che tuppo derivi proprio dal francese tupè.

E parlando di capelli e vanità, qui sappiamo bene che sarebbe l’ora di impegnarsi per la temuta prova costume.. ma la piccola Gea sembra già più golosa di me: quindi, senza tanti sensi di colpa, perché non preoccuparsi soltanto della ben più gradevole prova granita?

Ecco gli ingredienti delle mie brioche col tuppo..senza tuppo per comodità. Non avevo mai osato tentare questa ricetta sacra della pasticceria isolana, ma ultimamente i lievitati mi stuzzicano; così ho spulciato per bene tra le tante ricette online e ho sperimentato la mia versione ideale: semplice da preparare ma soprattutto soffice, senza burro e uova.. più yogurt!Brioche siciliane senza burro e uova

  • 130 g di farina di farro + 140 di farina 0
  • 60 ml di latte di riso
  • 12 g di lievito di birra
  • 100 ml di yogurt al limone (ne ho utilizzato uno dolce)
  • 30 ml di olio evo
  • 30 g di zucchero di canna
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • vaniglia

La preparazione è rapida: basta sciogliere in poco latte tiepido il lievito e aggiungerlo a tutti gli ingredienti (eccetto il sale); io ho utilizzato un robot da cucina e mi sono serviti 8-10 minuti perché l’impasto risultasse liscio e ben incordato, come dicono gli esperti. A questo punto basta aggiungere il sale e impastare ancora un paio di minuti.

Il panetto ottenuto va messo a lievitare per 2-3 ore (coperto con una tovaglietta o della pellicola, perché non si secchi in superficie), finché non avrà raddoppiato il suo volume; a questo punto sarà possibile creare tante palline (le mie erano sui 40-50 grammi ciascuna), posizionarle su una teglia foderata di carta forno e metterle nuovamente a lievitare in frigo tutta la notte ricoperte da pellicola. Al mattino basterà tirar fuori la teglia mezz’ora o poco più prima di infornare le brioche (che dovranno risultare raddoppiate), spennellandole prima con poco latte di riso e malto.

La ricetta da cui ho preso ispirazione non prevedeva la lievitazione notturna, quindi va detto che sarebbe possibile infornare subito (in questo caso dopo aver creato le palline andranno lasciate ancora almeno 30 minuti a lievitare).

La cottura è molto rapida: a 180 gradi per 10-12 minuti il profumo avrà già invaso la cucina.20150331_090531_resized

NB: io ho dimezzato la quantità di zucchero (da 60 grammi a 30) perché preferisco una brioche dal sapore solo leggermente dolce, dato che si presta benissimo ad essere spalmata di marmellata, crema al cioccolato oppure – ancora meglio – a inzupparsi generosamente di gelato o granita.

Sapori di casa.. cucciddati o buccellati siciliani in versione vegana

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Si respira già aria di primavera. A giorni alterni; giusto per non illuderci. Intanto, però, quando decide di essere dei nostri, il sole inizia ad accompagnarci in lunghe – e liberatorie – passeggiate all’aperto ed è sempre più facile immaginarsi spensierati in bicicletta o spalmati su un praticello per un picnic. Ok, non è detto che accadrà davvero.. ma questi sono quelli che definisco i miei comfort thoughts, pensieri da cui mi lascio coccolare di tanto in tanto per sentirmi più positiva, per avere più voglia di fare anche quando le nuvole riempiono il cielo e l’umore scende in picchiata.

Ricordo di aver sentito parlare di comfort food seguendo un programma di cucina con Lorraine Pascale: osservare questa cuoca mentre crea i suoi piatti è già una coccola per gli occhi. Sanno proprio di buono, di casa, di risate spontanee, di pranzi in famiglia..

E con la Pasqua alle porte e il classico pranzo dai parenti, quale migliore occasione per cimentarsi con un dolce.. di Natale?

Si, la coerenza non è il mio forte al momento; ma dopo aver provato questi biscotti tradizionali siciliani fatti dalle20150315_191658-1-1 mani esperte di uno zio – e sorvoliamo sul fatto che li abbia assaggiati in Lombardia dopo aver passato 28 anni in Sicilia – ho passato vari giorni pensando a come rifarli. Così è nata la ricetta dei buccellati o cucciddati, biscotti di forma rettangolare (o in origine una singola “ciambellona” intrecciata) con un cuore morbidissimo di frutta secca e disidratata (io li conoscevo con i fichi, ma non mi entusiasmavano), dolcetti che nella mia amata terra vengono proposti in tante varianti diverse a seconda della città.

Un biscotto che sa di antico e che, fino a qualche tempo fa, non avrei ritenuto degno di sostituire il mio solito peccato di gola al cioccolato; ma le cose – e i gusti – cambiano: evidentemente inizio a sapere di antico anch’io..

Dopo aver spulciato le tante ricette trovate online, ecco la mia versione personalizzata (senza uova, burro e farina troppo raffinata), approvata dal più severo dei giudici: il marito che ama tanto gli originali dello zio siciliano.20150315_191152

Iniziamo dal ripieno, sapendo che è possibile seguire i propri gusti.. e le disponibilità della dispensa!

Io ho utilizzato 3-4 prugne secche, 3-4 cucchiai di uvetta, 4-5 cucchiai di frutta secca tritata (avevo già preparato un mix di nocciole, mandorle e pinoli), un pizzico di cannella e. per regolare la consistenza della crema, 2-3 cucchiai di latte di riso o mandorla. Basta mettere tutto nel mixer e ottenere una crema della consistenza che si preferisce, che verrà poi spalmata in abbondanza tra 2 rettangoli di biscotto.

Per il biscotto ho preparato una similfrolla vegana poco dolce (la farcitura lo è già molto), impastando velocemente questi ingredienti:

  • 50 gr. di farina integrale e 100 gr di farina di farro
  • 50 gr. di acqua calda
  • 2 cucchiai di amido di mais
  • 40 gr. di olio di oliva
  • 15 gr. di zucchero di canna
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • una spolverata di cannella o vaniglia

Si forma la solita palletta e, dopo averla lasciata riposare qualche minuto (non necessariamente in frigo), si stende mantenendo uno spessore di circa mezzo centimetro. A questo punto è possibile ritagliare una 20ina di rettangoli di pasta lunghi come un dito e larghi due (comodo se si decide di farcire in modo diverso i singoli biscotti); oppure si può procedere più rapidamente, creando un solo grande biscotto farcito da tagliare in tanti pezzi a cottura ultimata (meglio fare questa operazione quando il biscottone è ancora tiepido, per evitare che si sbricioli troppo).

Dopo 20-25 minuti in forno a 180° è possibile spennellare la superficie con poca acqua e sciroppo d’agave (o malto), per colorare un po’ il biscotto, rimettendolo per qualche minuto nel forno ancora caldo.

Un morso e sento il sapore delle domeniche pomeriggio con nonni, zii e cugini. Non male come coccola..

Il nostro primo anno..in torta!

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I cuccioli d’uomo impegnano, si sa. Al punto da decidersi a scrivere due righe sulla torta di compleanno dopo soli 3 mesi dalla realizzazione. Da tempo non riuscivo a sgattaiolare dal letto per concedermi un risveglio soft: di solito alla prima goccia di caffè amaro bollente arriva il risveglio.. di Gea.

Oggi ho bevuto l’intera tazzina. Lentamente.

Approfitto di questo buon segno e corro a spulciare tra le foto del compleanno. Ecco la torta che, goffamente, ho creato per il suo primo compleanno (in due varianti, per due festicciole diverse).

PicMonkey Collage (20) (1)Ci tenevo a farla da sola e a renderla compatibile ai suoi assaggi con manina rigorosamente pucciata nella crema, così ho iniziato a fare le mie prove un mesetto prima. Non avevo mai preparato un pan di Spagna: assurdo, no?

Avevo deciso di fare almeno due strati e per la doppia farcitura, dopo varie ricerche, ho scelto due creme molto leggere ma gustose: una al limone (siculo) e una bianca al latte e miele, entrambe senza uova.

La ricetta per un pan di Spagna semplice e leggero la devo a una cara amica.. io ero rimasta traumatizzata dalle mille uova di tutte le dosi che trovavo sui vecchi ricettari! Per una tortiera tonda piccola sono sufficienti 4 uova, 150 gr di farina 00, 150 gr di zucchero bianco (ma anche 20-30 grammi in meno, a me sembra molto dolce), vaniglia. Il segreto perché la torta risulti soffice e alta è montare a lungo uova e zucchero (non vanno separati albumi e tuorli!), almeno 15-20 minuti, finché non si ottiene una crema ben gonfia. A questo punto basta versarla in una ciotola capiente e aggiungere piano piano la farina setacciata con la vaniglia, mescolando il meno possibile e lentamente, per evitare di lavorare troppo il composto. Un trucchetto rubato a uno dei tanti cooking show televisivi è proprio questo: un pan di spagna troppo compatto, duro e non soffice dipende spesso dall’aver mescolato troppo prima della cottura. La temperatura del forno, come sempre, va adattata ai vari modelli: nel mio bastano 25-30 minuti a 160 gradi, forno statico; ovviamente è meglio regolarsi sempre con la prova stecchino.

Le creme senza uova sono facilissime da preparare, oltre che relativamente leggere! Si procede in entrambi i casi come per un semplice budino: in un pentolino si versano – lentamente per evitare grumi – sugli ingredienti secchi quelli liquidi, facendo bollire finché la crema non si addensa; a questo punto va soltanto e messa a raffreddare in una ciotola (con pellicola a contatto). Ecco le mie dosi personalizzate.

Crema al limone: 500 ml di latte di mandorla/riso, 40 gr di amido, 3 cucchiai di zucchero di canna, la scorza grattugiata di un limone (perché il sapore sia più deciso io riduco leggermente la quantità di latte e aggiungo poco succo di limone), curcuma in polvere per ottenere un bel giallo acceso

Crema al latte (già usata in altre ricette): 500 ml di latte (io uso quello di mandorla), 50 grammi di amido, 70/80 grammi di zucchero (oppure poco sciroppo d’agave), vaniglia, un cucchiaio di miele (NB: per ottenere una crema più vellutata, è possibile aggiungere 100-150 ml di panna vegetale ben montata quando la crema è già fredda)

Infine ho realizzato il cioccolato plastico: si fa sciogliere a bagnomaria 100 gr di cioccolato bianco di ottima qualità, si aggiunge subito un cucchiaio di acqua e uno di miele, mescolando rapidamente per incorporarli al cioccolato. A questo punto si sposta rapidamente la massa ancora morbida su un piano perché si raffreddi prima, aiutandosi con una spatola e con poco zucchero a velo. Lentamente il composto diventerà più lavorabile, quindi sarà possibile suddividerlo in panetti da conservare in frigo avvolti nella pellicola. È possibile colorare il cioccolato plastico raffreddato con coloranti alimentari in gel.

Non sto qui a spiegare come ho montato la torta, né come l’ho decorata..proprio perché sono una principiante e chiunque saprà fare meglio di me semplicemente utilizzando il web per istruzioni e spunti. Il mio obiettivo era realizzare tutto in casa e creare una farcitura buona per i grandi ma allo stesso tempo “leggera” per i piccoli assaggiatori..in una torta allegra, colorata e piena di quegli animaletti che – insieme a tutta la fattoria-ia-ia-oh! – sono stati lo stimolo per le prime paroline della festeggiata. Il cioccolato plastico, poi, è stata una sorpresa..relativamente facile da maneggiare, è anche buono..di certo meno stucchevole della pasta di zucchero.

..e ancora buon primo compleanno, mia piccola Gea!

Spaghetti di farro con broccoli e besciamella vegetale

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Pare che ogni tanto gli avanzi riescano a trasformarsi – per pura casualità – in pietanze più gustose e originali di quelle ben ragionate e programmate con largo anticipo. Almeno in casa mia.

E così è successo stasera.

Spaghetti di farro con broccoletti

In effetti non è la prima volta che i 3 piatti in tavola, spazzolati al ritmo di sonori “uhmm.. mmm.. gnam”, sono il risultato di una fortunata spadellata di pochi minuti; anzi direi che la fretta sa essere spesso buona consigliera in questa casa. Provate voi a incastrare il momento della cena tra l’irrefrenabile voglia di scarabocchiare il pavimento alternata alla necessità (non chiedetemi perché, ma sembra di vitale importanza per Gea!) di schiacciare a ripetizione tutti i tasti del mio computer, facendoci uscire anche una manciata di minuti per un bagnetto serale e una luuunga ninna nanna prima che il sonno finalmente metta KO.. mamma e papà!

Ogni istante è prezioso, soprattutto quando sai di dover ritagliare dalla giornata ormai agli sgoccioli anche quei 13 minuti e 11 secondi necessari per finire quel film di cui ormai né tu né il maritino ricordate più l’inizio, avendolo diluito in comode rate serali per quasi una settimana. Ma questa è un’altra storia..

Ok, sto divagando. Bando alle ciance: questo piatto nasce per far fuori dei broccoli saltati in padella con aglio, un filo d’olio e salsa di soia avanzati dal pranzo; l’idea iniziale era di buttarli in pentola con dell’acqua e cuocerci dentro i soliti ditali.. ma in questo modo sarebbe stata una classica pasta alla nonna, e a noi qui piace sperimentare!

Così la pasta corta è stata sostituita da spaghetti integrali di farro, scolati al dente e saltati nella padella in cui si stavano scaldando i broccoli. Per rendere il sughetto cremoso e molto più invitante, ho aggiunto a questo punto una besciamella vegetale velocissima preparata utilizzando una tazza di brodino di cottura dei cavolfiori (anche quelli preparati per il pranzo), un cucchiaino di olio e un cucchiaio di farina (più sale e noce moscata per aromatizzare). Infine, durante questa fase di mantecatura ho spolverizzato la pasta con della curcuma.PicMonkey Collage (17)

Vi lascio immaginare quanto diventi golosa la salsina di besciamella in cui i broccoli si sono quasi sciolti e amalgamati alla perfezione.

Per completare il piatto non può mancare una bella manciata di.. frutta secca tritata! I più tradizionalisti, invece, potranno concedersi del buon parmigiano grattugiato. E come direbbe Gea: “Gnaaaam”.

Coccole del mattino: pancake alla ricotta con cioccolato e banane

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Ogni tanto anche i mariti vanno coccolati. È vero, l’anello al dito da pochi annetti ha già i suoi graffietti, la vita di coppia è un vaghissimo ricordo nella vivace quotidianità a tre, e prendersi cura l’uno dell’altro spesso significa semplicemente la torta sfornata a mezzanotte per la sua colazione VS la caffettiera che ogni mattina mi lascia già pronta sul fornello..

Ammettiamolo: il romanticismo forse non ricordiamo cosa sia, ma un gesto carino nutre l’amore più di mille regali o cenette a tu per tu. E poi non serve che il calendario segni il 14 febbraio per essere dolci.

Una delle colazioni che il marito ha gradito particolarmente è tanto semplice quanto d’effetto: pancake alla ricotta con cioccolato e banane.

Pancake alla ricotta

La ricetta originale è di Laura Ravaioli, io l’ho modificata usando latte di mandorla al posto del vaccino; queste sono le dosi per una decina di pancake:

150 gr di ricotta
75 ml circa di latte di mandorla
50 gr di farina 00
1 uovo
mezzo cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale
cioccolato fondente o crema di nocciole (meglio se fatta in casa)
1 banana a rondelle
granella di nocciole qb
cannella qb

Basta mescolare con frusta o sbattitore il tuorlo con la ricotta, il sale, il latte aggiunto lentamente, la farina setacciata e il lievito; infine si incorpora delicatamente l’albume montato a neve e si iniziano a cuocere i pancake versando il composto con un cucchiaio su un padellino antiaderente unto. Il pancake sarà dorato in pochi minuti e basterà girarlo dall’altra parte aiutandosi con una spatola, per poi comporre la montagnetta alternando più volte pancake, cioccolato a pezzetti (o la crema) e banana, per finire con una spolverata di granella di nocciole e cannella.

Per stupire il maritino stavolta non mi bastava la classica torre, quindi ho versato la crema in una bottiglietta col beccuccio stretto (di quelle per decorare le torte) e l’ho usata come matitone per disegnare i miei pancake direttamente sul padellino.. PS: no, tanta fantasia non è farina del mio sacco, si ringrazia un delizioso spunto trovato su Pinterest.

Attimi di dolcezza: il tiramisù di Cinzia

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Mi sono innamorata a prima vista di questa dolcissima ricetta.. non appena ho letto l’aggiornamento del blog Gocce di zucchero, da cui attingo spesso idee sfiziose e piatti: tiramisù al cocco con crema di yogurt e ricotta.

Io amo il classico tiramisù, carico di caffè e crema.. ma dopo aver eliminato il mascarpone dalla mia alimentazione, con la scusa della gravidanza, è diventato impossibile mangiarne uno con lo stesso piacere. Questa ricetta riesce a far dimenticare la più nota versione, sorprendendo con il fortunato contrasto cocco-caffè.

Per la ricetta rimando al blog di Cinzia, qui lascio solo la foto del mio tiramisù in coppa offerto agli amici.. come promemoria per me e per far un po’ gola a chi passasse da queste parti.

PicMonkey Collage (14)Nota: la ricetta non prevede uova crude (ci sono solo quelle del pan di spagna) né mascarpone; in più io ho eliminato anche lo zucchero, utilizzando uno yogurt già dolce e aggiungendo a occhio poco sciroppo d’agave.

Pizza revival: l’impasto Bonci a lunga lievitazione

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Ormai ben incamminata sulla via dei temibili -enta, mi trovo a ricordare con nostalgia quei sabato sera tutti troppo uguali – amici/pizza/4chiacchiere – che da ragazza mi facevano sbuffare immaginando le inebrianti uscite tutta vita della grande città.

Molti anni ed amici sono passati, adesso la città è più grande, la famiglia pure, la monotonia inesistente con Gea.. ma qualcosa manca ancora: la pizza del sabato sera!

In effetti, diversamente da quanto accade con i dolci, ho sempre provato una sorta di timore reverenziale nel cimentarmi con la pizza. È quindi arrivato il momento di mettere le mani in pasta, e voglio iniziare con la pizza Bonci di cui ho letto cose meravigliose: alta, soffice, alveolata dentro e croccante fuori.. descrizione da acquolina in bocca. Considerato poi che l’impasto si prepara con pochissimo lievito e lunghissimi tempi di maturazione in frigo e lievitazione in teglia, la pizza risulta anche particolarmente leggera e digeribile.. la soluzione ideale per una piccola fan che riesce ormai a riconoscerla sia oltre i vetri del bancone di un profumato panificio che tra le mani di uno studentello affamato alla fermata della metro.

L’ultima volta che mi sono azzardata a entrare in un panificio la signora che mi precedeva in fila ha volontariamente deciso di farmi passare per prima, commossa – o spaventata? – dall’impazienza di Gea che indicava le teglie fumanti all’urlo di “pitta piiitta piiiiiitta”. Come ignorare tanto entusiasmo?

La ricetta che ho seguito è quella riportata sul sito di Misya: procedimento semplicissimo per cui basta mescolare gli ingredienti con una forchetta e lasciare l’impasto a maturare per 20-24 ore in frigo; a questo punto si tiene a temperatura ambiente un’oretta prima di stenderlo sulle teglie dove dovrà lievitare altre 3-4 ore.

Ho detto “stenderlo”, ma in effetti sarebbe più corretto usare il verbo versare, dato che l’impasto che si ottiene non è il classico panetto sodo che va spianato con le mani o con un mattarello; l’impasto Bonci ha una consistenza molto più fluida e risulta quasi appiccicoso, ma una volta allargato sulla teglia riprenderà a lievitare formando tante bolle che renderanno poi la pizza morbida e leggerissima. PicMonkey Collage (13)

Qui le dosi per una teglia di pizza (ma anche per due, volendo ottenere una pizza meno alta), per il procedimento rimando alla dettagliata spiegazione di Misya:

500 gr di farina 0 (è importante il tipo di farina perché la lievitazione avvenga correttamente)
400 gr di acqua
15 gr di sale
3 gr di lievito di birra
1 cucchiaio di olio
semola q.b. per ripiegare/stendere più facilmente l’impasto

Se la maturazione dell’impasto necessita di un giorno intero (dalle 16 di venerdì alle 14 del sabato + 1 ora a temperatura ambiente e 4 ore di lievitazione in teglia), la cottura è abbastanza rapida: 10 minuti a 250 gradi e altri 10 minuti (o poco di più in base all’altezza della pizza e all’umidità dei condimenti utilizzati) abbassando la temperatura. Il risultato è davvero soddisfacente: amici invitati a testarla contenti e sazi, pizza davvero altissima e soffice, ma soprattutto nessun compromesso tra gusto e digeribilità (non dà la solita fastidiosa sensazione di arsura notturna e non sembra lievitare in pancia!).

Suggerimento: io ho congelato una parte dell’impasto (appena tolto dal frigo, prima della lievitazione in teglia), così sabato prossimo sarà di nuovo pizza revival!

Delizia di cioccolato, pere e crema bianca alle mandorle

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A volte succede che ci si svegli con la voglia di qualcosa di dolce. Sempre a dire la verità.
E a volte succede che il maritino riempia la dispensa di cioccolato fondente.. tanto sa autoregolarsi. Lui.
Io, invece, so bene che per contenere queste improvvise voglie di dolce è meglio mangiare un po’ di frutta..

Così nasce una deliziosa torta vegana black&white al cioccolato e pere, con morbidissima crema bianca al latte di mandorle. E vissero tutti felici e contenti.

Cioccopera e mandorla

La base è la famosa torta cioccopere di Marco Bianchi, rivisitata sostituendo allo zucchero una minor quantità di sciroppo d’agave (qui si può andare a gusto, come per la percentuale di cacao nel cioccolato fondente).

Il compito di bilanciare il gusto forte del cioccolato lo affido a una delicata crema bianca: 50 grammi di maizena, 70/80 grammi di zucchero (oppure poco sciroppo d’agave, anche qui si può variare in base alle proprie preferenze) mescolati a 500 ml di latte di mandorla e portati a bollore a fuoco dolce finché non si raggiunge la densità preferita; il latte di riso e mandorla che utilizzo io è già naturalmente dolce, per cui posso ulteriormente ridurre la quantità di zucchero. A questo punto basta aromatizzare (io ho usato vaniglia e cardamomo) e la versione vegana della crema è completa; va soltanto e messa a raffreddare in una ciotola (meglio se con pellicola a contatto, per evitare che si crei uno strato più denso in superficie che poi renderebbe la crema grumosa).

Per ottenere una crema vellutata e più leggera (per sapore, non calorie!) si possono aggiungere, quando sarà fredda, 100/150 ml di panna montata (anche vegetale). Infine, per i non vegani è d’obbligo un cucchiaino raso di miele in cottura..dà un gusto molto più deciso.

Il maritino farà da cavia a colazione: la sua monoporzione si compone di 2 strati di torta inumidita con poco caffè e latte di mandorla e 2 strati di crema, guarnita con gocce di cioccolato e mandorle tritate.. Sarà di certo un dolcissimo risveglio!

La lasagna in maschera: ragù di lenticchie e besciamella con brodo vegetale

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Negli ultimi tempi le occasioni per sfogare la mia vena creativa ai fornelli non sono mancate: qualche giorno fa l’arrivo di alcuni parenti che da poco hanno adottato un’alimentazione strettamente vegana mi ha dato la spinta per sperimentare con qualche ricetta cruelty free e far assaggiare anche ai più diffidenti qualcosa di diverso dal solito. Io non disdegno mai le novità in cucina, ma ammetto di essere un po’ scoraggiata nel proporle ad altri.. Questo perché ogni volta che voglio lanciarmi in qualche rivisitazione vegetariana/vegana di ricette classiche, mi devo scontrare con nasi storti e sorrisetti ironici.

Stavolta, però, anche chi voleva mantenere il solito distacco sdegnato dal cibononcibo ha fatto il bis, pur senza sbilanciarsi in apprezzamenti.. ma guarda un po’!

Io invece ne sono rimasta entusiasta e ho già provveduto a sponsorizzarla alle mie compagne di esperimenti ai fornelli: senza dubbio questa ricetta ha meritato di finire tra le mie preferite!

Anticipando l’atmosfera carnevalesca, smascheriamo questa delizia senza carne/uova/latticini travestita da classico piatto del pranzo domenicale da mammà: lasagne vegane con ragù di lenticchie e besciamella di brodo vegetale

Lasagne veg

Conoscevo già il ragù di lenticchie e mi piaceva molto; ciò che mi ha stupito davvero è stata la besciamella fatta con il brodo vegetale.. proprio saporita e delicata! Credo che la userò spesso da ora in poi.. magari anche per gratinare delle verdurine al forno.. o magari dentro qualche torta salata.. mmm, che fame!

Ecco come si prepara..

Ho iniziato cucinando un buon brodo vegetale con carota, cipolla, porro, sedano, patata, pomodoro, aglio, piselli, broccolo e cavolfiore (o le verdure che preferite) più sale, pepe, un filo d’olio ed eventuali aromi. So che ci sono varie scuole di pensiero sull’uso di questo o quel vegetale nei brodi, per non parlare della patata che secondo molti non andrebbe proprio messa. Io ho semplicemente usato ciò che avevo a disposizione in casa per renderlo più saporito senza dover ricorrere a dadi o preparati che poco mi convincono, tagliando le verdure a pezzi molto grandi per poterle poi riutilizzare in altre ricette. A questo punto per la besciamella basta scaldare poco olio (1-2 cucchiai) in un pentolino e aggiungere 3 cucchiai di farina, sciogliendo piano piano la rhu con qualche mestolo di brodo. Per evitare la formazione di grumi basta usare una frusta e mescolare spesso finché la crema, bollendo, non si addensi quanto desideriamo; se fosse necessario alla fine basterebbe una frullata rapida con il mixer a immersione per migliorarne la consistenza. Una spolverata abbondante di noce moscata (aggiustando eventualmente di sale) ed è fatta: ditemi voi se non è vellutata e gustosissima!

Il ragù di lenticchie ha una preparazione molto simile a quella di un ragù classico: si inizia con un similsoffritto di carota, cipolla, cipollotto, sedano tagliati sottili. In realtà io cucino tutto in modo che anche Gea possa mangiare a tavola con noi, quindi – visto che non ha nemmeno 15 mesi – il soffritto non ha nulla di fritto: basta cuocere le verdurine in acqua e pochissimo olio, a fuoco lento e con coperchio. Dopo una decina di minuti si versano le lenticchie ben scolate (io preferisco tenerle in ammollo per un’oretta anche se non è fondamentale), si lascia insaporire tutto per qualche minuto e poi si sfuma con del vino bianco. Il più è fatto: basta aggiungere passata di pomodoro in abbondanza, un poco d’acqua, una bella manciata di piselli, sale, pepe e gli aromi preferiti: coperchio e fiamma media finché la prova assaggio non vi farà esclamare “mi che buono!”.

La preparazione è talmente semplice che si può andare a occhio seguendo le proprie preferenze; in ogni caso le mie dosi per 8-10 persone sono 300 grammi di lenticchie per 700/800 ml di passata con un soffritto di 2 carote, 1 cipolla, 3 gambi di sedano, mezzo cipollotto.

A questo punto basta comporre la lasagne nel solito modo: strati di sfoglia alternati a ragù e besciamella (o mescolandoli insieme). Io ho usato una sfoglia di grano duro (l’ho trovata in un supermercato bio), quindi ho dovuto un po’ prolungare la cottura in forno. Per dare una nota ancora più golosa ho versato un po’ di panna di soia sulla superficie della lasagna e ho preparato un trito sottilissimo di frutta secca (noci, mandorle, sesano) e sale da spolverizzare in superficie a fine cottura, al posto del formaggio.

Veramente soddisfacente per gli occhi e per la bocca: Gea se n’è spazzolata una porzione a pranzo.. e, avvistando la teglia con gli avanzi, ha voluto farci anche merenda! 😉